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Perché acquistiamo più libri di quanti ne leggiamo secondo la psicologia

Il fenomeno del “tsundoku” spiega perché molti accumulano libri non letti, rivelando il legame tra acquisto e aspirazioni personali, e suggerisce come gestire questa pratica in modo sereno.

Il fenomeno del “tsundoku” rappresenta una realtà comune in molte case italiane, dove i libri si accumulano in modo evidente. Questo termine giapponese descrive un comportamento che va oltre la semplice pigrizia e riflette un profondo desiderio di apprendimento e scoperta. Analizzare questo concetto può aiutarci a comprendere meglio la nostra relazione con la lettura e con i libri stessi.

Negli ultimi anni, i dati dell’Istat hanno rivelato che solo un terzo degli italiani legge libri per piacere. Tuttavia, è interessante notare come molte abitazioni siano piene di libri, non solo sugli scaffali ma anche in altri angoli della casa, come comodini e tavoli. Questa situazione evidenzia un paradosso: sebbene ci siano tante opere in attesa di essere lette, la lettura effettiva è spesso limitata. Ecco che entra in gioco il concetto di “tsundoku”, una parola che ci porta a riflettere su un comportamento più complesso di quanto non sembri a prima vista.

La pile di libri: un simbolo di aspirazioni

Quando si acquista un libro che attira la propria attenzione, si verifica un processo psicologico interessante. L’atto di acquisto viene percepito come una vittoria personale, un passo verso una versione di sé stessi più colta e preparata. Tuttavia, una volta tornati a casa, l’entusiasmo iniziale tende a svanire rapidamente. I libri appena acquistati si accumulano, ma il tempo per leggerli non aumenta. Questo accumulo di volumi non deve essere visto come un fallimento, bensì come una dimostrazione del nostro desiderio di apprendere e di crescere. Infatti, smettere di acquistare libri potrebbe rivelarsi un segno di resa, mentre continuare a farlo indica una fede nella possibilità di una vita dedicata alla lettura.

La crescente pila di libri, quindi, diventa un simbolo delle nostre aspirazioni. Ogni volume rappresenta un’opportunità, un mondo da esplorare. Anche se il tempo per leggere può sembrare insufficiente, la presenza di questi volumi in casa è una testimonianza della nostra sete di conoscenza e della nostra volontà di migliorare noi stessi.

Tsundoku: un termine giapponese per un comportamento comune

In Giappone, il fenomeno del “tsundoku” è conosciuto fin dall’era Meiji, un periodo in cui la letteratura viveva un periodo di grande espansione. La parola stessa deriva dalla fusione di “tsunde” (accumulare) e “oku” (mettere da parte), unita a “doku” (leggere). Questo termine descrive l’atto di accumulare libri da leggere in un futuro indefinito e riflette un comportamento che, sebbene possa sembrare tipico di una certa pigrizia, in realtà nasconde un atteggiamento più complesso e positivo verso la cultura e la conoscenza.

Secondo la psicologa sociale Valeria Sabater, il “tsundoku” può essere considerato una forma di dipendenza sana, poiché implica la creazione di un ambiente ricco di possibilità. Lo scrittore Nassim Nicholas Taleb ha parlato di “antibiblioteca”, dove i libri non letti rappresentano una riserva di conoscenze future, mantenendo viva l’umiltà di fronte all’apprendimento. La dimensione sensoriale dei libri, comprese la copertina, le illustrazioni e il profumo della carta, gioca un ruolo importante nella nostra attrazione verso di essi, alimentando ulteriormente il desiderio di acquistarli anche se non verranno letti immediatamente.

La psicologia dietro l’acquisto di libri

Studi recenti hanno messo in luce come la nostra percezione del “io futuro” sia spesso distorta. La nostra mente tende a idealizzare questa versione di noi stessi come più organizzata e capace di gestire il tempo, portandoci a comprare libri che rappresentano il nostro desiderio di crescita personale. Tuttavia, il “io presente” può trovarsi a fare i conti con una realtà differente, dove le distrazioni quotidiane, come il tempo trascorso sui social media o davanti alla televisione, possono ostacolare la lettura.

La ricerca ha dimostrato che la distanza tra l’intenzione di leggere e l’azione effettiva non è un difetto morale, ma una caratteristica della mente. Spesso, i libri che leggiamo sono quelli più facilmente accessibili, mentre nella nostra pila di lettura si accumulano titoli più complessi e ambiziosi, che riflettono le aspirazioni di chi desideriamo diventare. Questa distinzione è fondamentale per comprendere il nostro rapporto con la lettura e i nostri obiettivi personali.

Quando il tsundoku diventa problematico

Laura Riñón, scrittrice e libraia, sottolinea che ogni lettore ha una collezione di libri che probabilmente non riuscirà mai a leggere completamente. In un contesto in cui molte persone non leggono regolarmente, possedere una pila di libri è già un segno di passione per la lettura. Tuttavia, il “tsundoku” può diventare un peso quando l’accumulo di libri si trasforma in un costante promemoria delle proprie mancanze. La psicologa Valeria Sabater e lo psicologo Matteo Mazzucato avvertono che, per alcune persone, la vista di libri non letti può erodere l’autostima.

Un’altra variabile da considerare è la “fear of missing out” (FOMO), che spinge a comprare libri più per seguire tendenze sociali che per un reale interesse. In questi casi, il “tsundoku” non riflette più i nostri desideri, ma la pressione di essere sempre aggiornati. Dall’altra parte, esiste un fenomeno più grave noto come bibliomania, in cui l’acquisto compulsivo di libri porta a problemi economici o a una vita domestica disordinata. In queste situazioni, è consigliabile cercare aiuto professionale.

Strategie per gestire il tsundoku in modo positivo

Se la vostra collezione di libri è fonte di gioia ma talvolta può sembrare opprimente, è possibile adottare alcune strategie per gestirla. Prima di effettuare un nuovo acquisto, è utile riflettere su alcune domande chiave. Ad esempio, chiedersi se il libro è veramente desiderato o se è solo una moda passeggera, se è utile in questo periodo della propria vita e quando si prevede di iniziare a leggerlo, può aiutare a prendere decisioni più consapevoli.

Valeria Sabater suggerisce di tenere un registro mensile dei libri acquistati e letti. Se per un mese non si leggono nuovi titoli, si potrebbe decidere di interrompere gli acquisti per dedicarsi a quelli già in attesa. Inoltre, stabilire un momento quotidiano per la lettura, anche solo di 10-15 minuti, può rivelarsi efficace. Un altro consiglio utile è quello di condividere l’esperienza di lettura con amici o colleghi, creando un impegno reciproco che incoraggi a rimanere al passo.

Infine, è importante accettare l’idea che non si potrà leggere tutto. Considerare la propria libreria come un menu di possibilità anziché una lista di compiti può rendere l’esperienza più gratificante. Scegliere un libro a caso dalla pila e dedicargli del tempo, senza mettersi pressione, può rivelarsi una scelta appagante. La presenza di libri non letti in casa rappresenta le nostre aspirazioni e il nostro desiderio di crescita, un aspetto che merita di essere celebrato piuttosto che visto come un difetto.